Nello Lupo

Ricordi di un aeromodellista settantenne

I miei ricordi risalgono a ridosso degli anni 50, quando all’età di 4 anni mi affannavo a rovistare fra le tavolette di legno che venivano consegnate dal rivenditore della legna da ardere e del carbone per accendere la stufa che serviva per la cottura del cibo ma anche per il riscaldamento della casa.
Tavolette, chiodi e martello e il gioco era fatto: nascevano le mie prime creature: “gli aeroplani”.
E l’elica? una girandola in miniatura che correndo per la casa girava vorticosamente. Cosa importava se, anziché fosse l’elica, girando, a far avanzare l’aereo, era il contrario?
Un bel giorno sfollato a Isola Vicentina per l’alluvione  del 1951 (esondazione del fiume po) vidi un modello posto su di un balcone. Era con fusoliera tralicciata, ali centinate, ricoperto in rosso (non so con che) ma stupendo. La ricopertura lasciava intravedere tutta la sua struttura, anzi la esaltava. Rimasi affascinato e mi promisi che rientrato a casa ne avrei costruito uno uguale.
Uguale? Calma! Ci volle parecchio tempo per imparare a raggiungere quel risultato.
Appurai che si trattava di un aeromodello mosso da matassa elastica. Un po complicato per me. Decisi allora di cimentarmi in un aliante. Mi recai al negozio di “CARESTIOLO” sotto casa, in piazza Vittorio Emanuele (Rovigo), e acquistai con i miei risparmi il disegno di un piccolo aliante. Spesi quei soldi, come potevo procurarmi il materiale? niente paura. Tranciato di pioppo ricavato dalle cassettine della frutta e compensato di pioppo elemosinando ritagli dal falegname “Zerba” che aveva il laboratorio nell’area del “Cinema Estivo (all’aperto) posto dietro al palazzo “Costato” in via Ricchieri. Ci misi parecchio a togliere con il traforo i ferri di compensato per ricavare i necessari listelli. E quanto scarto nel ricavare le centine dal tranciato che si crepava in continuazione. Come cutter le lamette da barba usate di mio padre. La carta vetrata fu una scoperta successiva! I fori con il ferro arroventato. La colla? Quella poi! Carestiolo vendeva dei tubetti di colla che riportavano la scritta “resina indiana”. Una specie di mastice; per cui alla fine il modello si “muoveva”  in tutti i sensi. Lo scheletro, anche se “elastico”, c’era. Si irrigidirà, pensavo, con l’applicazione della ricopertura. Ricopertura? con che cosa? Non sapevo della esistenza della “carta seta cinese” così veniva chiamata nei primi tempi. Poi “Modelspan”.  Così ricorsi all’uso   della carta sottile che serviva per incartare i libri di scuola, perché una volta così si usava fare! Ma quella carta non era porosa e quindi la colla bisognava applicarla prima e sotto.  Ma come poi tenderla? Risultato: una schifezza!  Come invidiavo le spettacolari ricoperture dei modelli dei vecchi aeromodellisti come il Turolla e compagnia! Belle tese, lucide, omogenee!
Mi decisi con umiltà a chiedere. Mi fu svelato il segreto che poi ho utilizzato per tutta la vita: carta “Modelspan” e collante cellulosico, per incollare e per tendere.
EVVIVA.
Ormai, però, quell’aliantino lo avevo distrutto perché era orribile.
              Alla prossima!

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