Nello Lupo

Ricordi di un aeromodellista settantenne

            E’ trascorso un po di tempo dalla mia precedente narrazione. Confesso che avendo in programma di raccontare un episodio spiacevole, sono stato titubante.
Poi però ho deciso che dovevo farlo ed eccomi qui.
Fra di noi c’era un gruppetto appassionati di “Combat” quella specialità che contempla 2 aeromodelli in volo vincolato circolare, che volano contemporaneamente con i 2 piloti gomiti a gomito, il cui scopo è quello di fare il maggior numero di tagli alla coda di carta crespata agganciata al modello dell’avversario.
I modelli normalmente superano i 100 Km/h.
Quel giorno, era il 7 agosto 1972, siamo stati invitati dal CRAL (Circola Ricreativo Aziendale) del Banco di Roma – sede di Padova, ad una manifestazione con i nostri aeromodelli sul Monte – Fasolo Colli Euganei, dove si svolgeva la sagra del paese.
Arrivati sul posto pieni di entusiasmo abbiamo preso possesso del campetto dove volare provvedendo a tracciare con il gesso il cerchio da 6 metri di diametro entro cui i piloti dovevano rimanere per il pilotaggio. Il cerchio esterno era intuibile in quanto i cavi di pilotaggio venivano distesi con la manopola adagiata sul segno del cerchio medesimo e il modello collegato sulla circonferenza esterna.
Il motore di uno dei modelli è partito subito e il meccanico ha subito lanciato in volo il modello pilotato da un ragazzo di Padova. 
Io ero inginocchiato intento ad avviare il motore dell’altro modello,che faceva i capricci.
Mio fratello Beppe si propose per l’avviamento del motore visto che io non ci riuscivo e gli lasciai il posto.
Nel frattempo il modello in volo faceva i suoi passaggi circolari con regolarità in attesa che andasse in volo il modello che stavamo avviando quando all’improvviso ,non si sa perché detto modello fu portato in volo radente e colpì in pieno volto mio fratello.
Non racconto i dettagli della scena che ancora mi sconvolgono: dell’impatto e della successiva corsa al pronto soccorso e dell’intervento notturno subito agli occhi presso la clinica universitaria di Padova. Il risultato fu che mio fratello perse un occhio e il destino volle che fosse lui a subire al posto mio.
All’epoca il G.A:R. (Gruppo Aeromodellistico Rodigino) in cui io fungevo in multi ruolo (Presidente, segretario, istruttore) sempre con l’aiuto di Giorgio Poli, Piero Cuccolo e Lucio Batocchio, aveva sede presso un seminterrato del Centro Don Bosco, affiliati al CSI (Centro Sportivo Italiano). In proposito va il mio grande riconoscimento e la mia gratitudine al caro Don Giuseppe Fogaudo, allora responsabile di quel Centro per averci concesso l’occupazione di quello spazio in forma completamente gratuita.
Ciò ci permise di allestire una scuola di aeromodellismo e di organizzare il Campionato “Italiano di Combat”.
Cito alcuni allievi ancora operativi  Bertolini e Migliorini. E visto che ho parlato di mio fratello Beppe, che purtroppo è deceduto lo scorso anno, mi va di raccontare un aneddoto della sua vita aeromodellistica.
Lui era più giovane di me di 3 anni. Io sono stato il suo istruttore. 
Un giorno, ritenutosi “emancipato”, si è progettato un modello. Ali centinate e fusoliera a “cassetta” (fiancate – dorso – ventre). Le risorse economiche erano limitatissime. mancavano i soldi per il colore. Ne mescolò alcuni in giacenza e il risultato fu un rosa colo biancheria intima di nonna. E fu così che battezzo il modello “Mutanda”.
E cosa successe?
Il balsa utilizzato era del tipo “croccante” per cui la fusoliera aveva l’effetto di una cassa armonica che, in volo, entrò in risonanza con il motore ed esplose.
La sua battuta: “sono rimasto senza mutanda!”
E tanto per capire il suo spirito, quando in ospedale con le bende agli occhi ancora non si poteva sapere se avrebbe ancora potto vedere esclamo!: vuol dire che se mi mandano a fanc… ci vado a palpetto!.

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