Nello Lupo

Ricordi di un aeromodellista settantenne (3ª parte)

Pronto che fu il mio ala a delta laudato, mi munii di fiammiferi per l’accensione della miccia del “Jetex” Jetex-Jetmaster e mi recai in piazza D’Armi (via Tre Martiri area dove venivano installate giostre e circo equestre) dove trovai alcuni miei coetanei intenti a volare con modelli in volo vincolato circolare (v.v.c.). Cioè pilotati per cabrata e picchiata attraverso due cavetti di acciaio sottili diametro 02/03 mm. Conobbi così Giorgio Poli, Guido Pietropoli, Mario Binandini, Mario Petracca, Pino Barcaro, tanto per citarne alcuni.
Mi si avvicinarono propinandomi consigli e pareri e insieme cominciammo a fare alcuni lanci a motore spento per il centraggio.
Dunque: il volo. Accesi la miccia. consumata si accese il combustibile e il “Jetex” jetex  cominciò a sibilare dall’ugello e la modesta spinta creatasi mi portò in volo il modellino per una decina di secondi. Così poco peccato. Non ci fu una seconda prova avendo esaurito i soldi per l’acquisto di altre cartucce!
Ebbe così inizio la frequentazione degli altri modellisti, in particolare di Giorgio Poli.
Loro già possedevano motori a scoppio, io ancora non potevo permettermeli.
Così un giorno Mario Santini mi chiese se gli portavo in volo un modellino con motore da 1 cc. (supertigre g32) g32 1 cc supertigre.
Lo feci con entusiasmo ed emozione e il volo riuscì benissimo. Un esemplare di quel motore lo conservo tuttora ed è funzionante nonostante i suoi sessant’anni.
Lo scantinato della casa di Giorgio Poli era il ritrovo di noi tutti. Confesso che essendo Giorgio il più fornito di balsa e quant’altro, qualche volta si faceva razzia di ritagli. Lui sapeva ma fingeva di non accorgersene anche perché i modelli che costruivamo poi ci pensava lui a collaudarceli e a “romperli”!
La colla. Questa merita un discorso a parte. Doveva avere la caratteristica della leggerezza e della veloce essiccazione. L’ideale era la colla cellulosica. In particolare l’UHU. Ma oltre ad essere di difficile reperimento era (ed è) anche costosa.
I vecchi aeromodellisti (Turolla – Gasparetto e compagnia) ci insegnarono come farla: celluloide sciolto nell’acetone.
La celluloide si recuperava raschiando le pellicole da cinema o ricorrendo alle scatole delle camicie. L’acetone si rubava alle mamme o alle sorelle che lo usavano per togliere lo smalto dalle unghie. Le care donne si lamentavano del calo del prodotto ma era sufficiente lasciare il tappo semi aperto per la giustificazione che “era evaporato”.
In emergenza si comprava in drogheria!
Eravamo diventati esperti nel distinguere la vera celluloide dal materiale similare. Quest’ultimo in scioglibile! Bastava piegarlo: se nella piega diventava bianco non era celluloide quindi si scartava.
                Alla prossima…

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