Nello Lupo

Ricordi di un aeromodellista settantenne (2ª parte)

Con queste memorie non voglio fare concorrenza al grande IPPOLITO Nievo con le sue “Memorie di un ottuagenario” poi titolato “Memorie di un Italiano”.

Siamo verso la fine degli anni 50. Avevo 14 anni. Ero fra i pochi fortunati ad avere in famiglia il televisore: un “Geloso” 17 pollici. Un solo canale. Imperavano le rubriche “L’amico degli animali” “Non è mai troppo tardi” (col maestro Manzi) e altre. Ma non mi appassiona particolarmente, con Bruno Ghibaudi. Insegnava a costruire aeromodelli. In quell’occasione imparai l’eriatenza  del legno di balsa: il balsa balsa . Mi raccomando: non la balsa, essendo questa una zattera balsa (1) costruita per dimostrare che con poche semplici imbarcazioni gli antichi abitanti del Perù avrebbero navigato verso l’Europa. Compiendo l’impresa al contrario e prima di Cristoforo Colombo. 
Vale la pena soffermarci allora su questo legno. L’albero vegeta in Perù, nella foresta amazzonica attorno al lago “Titicaca”. La sua caratteristica è la leggerezza e la pressoché totale assenza di nodi. E’ un legno “Cialtrone” in quanto si presenta in svariate tipologie di peso e strutturali. Pochi sanno che i peruviani considerano gli alberi del balsa appartenere ai 2 generi (maschio e femmina) da cui dipende la consistenza delle sue fibre (soli 2 generi per ora!!!). Lo definiscono “cialtrone” perché si fa dare del “lei”. Infatti anche in una stessa tavoletta possiamo imbatterci in parti dure e in part all’improvviso tenere per cui bisogna fare molta attenzione nella scelta di tale materiale. 
A grandi linee può essere catalogato in “duro” – “medio” e “tenero”. Andrà impiegato opportunamente nelle varie parti strutturali del modello.
Tale legno ha avuto impiego  anche in aeronautica, nelle capsule aerospaziali e nell scenografie teatrali appunto per il suo modesto peso specifico, finché non è stato abbandonato con l’avvento di materiali espansi sintetici.
Tuttavia, sono del parere che in aeromodellismo il balsa debba essere considerato  il materiale “nobile”, come può essere considerata tale la suola in cuoio delle scarpe!
  Il primo balsa che ho toccato, stranamente, non é stata una tavoletta, bensì un blocchetto.
Mi é stato regalato da Mario Santini, mio coetaneo (tuttora vivo e vegeto e bravo aeromodellista)  per il mio compleanno. Io per il suo gli regalai una lattina di miscela “TITAN D PLUS”  che allora la SCHEL commercializzava, con la quale far funzionare il G£” – Diesel da 1 CC.
Cosa ci feci? Una piccola fusoliera per il motore jetex “Jetex” Jetex-Jetmaster un piccolo propulsore funzionante con il principio del razzo: una capsula apribile contenente una carica cilindrica di combustibile solido che veniva infiammato da una piccola miccia che passava attraverso l’ugello di scarico. Pochi grammi di spinta e 10 secondi  di funzionamento.
Comprai il balsa da mm. 2 (lire 55) e feci le ali a “delta”. Ecco pronto il mio delta a reazione.
                                     Alla prossima…..

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