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Gli Idrovolanti della coppa Schneider

La Coppa Schneider fu una competizione per idrovolanti istituita nel 1911 per incoraggiare il progresso tecnologico, sopratutto in campo motoristico, nell’aviazione civile, ma divenne ben presto una gara di velocità pura su circuito triangolare di 350 Km. La prima edizione risale al 1913, ma divenne popolare sopratutto negli anni 20 e 30. Alcune corse attirarono folle di oltre 200.000 persone. All’inizio la gara era ad appannaggio di piloti privati che pilotavano aerei di serie con piccole modifiche ai motori e alla aerodinamica. Ma il progresso tecnologico fu così importante che in breve vi fu l’interessamento diretto dell’Aeronautica Militare della Francia, Stati Uniti, Inghilterra e Italia. Ed infatti sono state queste due ultime nazioni a contendersi sino all’ultimo la prestigiosa coppa che andava alla nazione che aveva vinto 3 volte la gara. Durante la competizione del 1925 la prima volta si fronteggiarono due tecnici che dovevano scrivere le pagine più affascinanti dal punto di vista tecnico della coppa Schneider: l’inglese R.J. Mitchell e l’italiano Mario Castoldi . Questi uomini facendo tesoro delle loro esperienze velocistiche  avrebbero continuato a fronteggiarsi nella progettazione di velivoli da caccia divenuti famosi durante la seconda guerra mondiale. Mitchell progettò  il leggendario Spitfire  e Castoldi la serie dei Macchi 200202205 . Il progresso tecnologico durante la competizione fu tale che, mentre si continuava a volare con i biplani, gli idrovolanti da competizione erano generalmente monoplani ad ala bassa, con galleggianti a scarponi, radiatori aria e olio con superfici radianti a sfioro sulle ali e fusoliera e motori in linea con potenze sempre più crescenti che toccarono i 3000 cv del Macchi 72 . All’ultima edizione del 1931 erano giunti gli inglesi e gli italiani, ma questi ultimi non erano riusciti a mettere a punto in tempo il prestigioso, ma molto delicato dal punto di vista motoristico, Macchi 72. Rimasti da soli  gli inglesi non ebbero difficoltà ad aggiudicarsi definitivamente il trofeo con il Supermarine S6 spinto dal motore Rolls Royce “R” alla velocità di 655 Km/h. A questo punto l’Italia non demorde e attraverso il duro lavoro dei tecnici, meccanici e piloti del Reparto alta Velocità creato appositamente a Desenzano, sul lago di Garda, riuscì a risolvere i problemi tecnici che impedivano al Motore Fiat AS6 01 era in effetti un bimotore, costituito da 2 AS 5 forniti di compressore volumetrico, carburatori indipendenti ed eliche controrotanti. Il Macchi 72  finalmente a punto ottenne a Desenzano il record mondiale per idrovolanti a pistoni alla velocità di 709 Km/h. Il record è tuttora imbattuto.

Tutto questo non poteva passare inosservato all’occhio attento degli aeromodellisti che cominciarono a organizzare competizioni che riproducevano in molti aspetti le regole della gara vera. Infatti a cavallo degli anni 60/70 in Italia si organizzarono molte gare che avevano come tema principale gli idrovolanti.

La più importante era sicuramente quella si teneva a Gavirate, sul lago di Varese, vicino agli stabilimenti della Macchi. In quei tempi i radiocomandi erano ancora pochi e non molto sviluppati e la competizione si svolgeva con modelli a volo vincolato. La competizione richiamava i Migliori aeromodellisti italiani e stranieri e prevedeva un rigido regolamento.

  • I modelli dovevano essere riproduzioni fedeli di aerei che avevano  partecipato alla Schneider;
  • i motori dovevano essere di 2,5 cc diesel o glow;
  • prova di galleggiamento statico in vasca;
  • punteggio a terra per fedeltà di riproduzione;
  • punteggio per decollo – ammaraggio – e velocità raggiunta.

Tutto questo imponeva un’accurata dose di tecnica costruttiva, motoristica e di pilotaggio. Il pilota infatti era nell’acqua, immerso sino alle ginocchia e anche più e doveva pilotare un modello che superava agevolmente i 130/140 Km/h. I miei ricordi di quel periodo sono vaghi, ma ricordo perfettamente mio padre con gli stivaloni da pescatore e il mio viaggio sul sedile posteriore della Fiat 500  co a fianco il  modello rosso del Macchi 52. Altri tempi, ma le foto che allego, indicano la competitività che regnava nelle gare.

Macchi 52 R di Virgili Franco

Tramontato il periodo del volo vincolato circolare non è diminuito l’interesse verso queste stupende macchine ed infatti negli anni 80/90 è ripartita la competizione con aerei rc.

Sopwith

Stesse regole e cioè: riproduzioni perfette, motori portati a 10 cc se mono motori – 2 per 7,5 cc se bimotori. Circuito di 10 giri su tre piloni da effettuare nel mino tempo possibile. Il luogo di gara non era cambiato e cioè sempre presso Gavirate sul lago di Varese. con aggiunta di altre mete, sul lago di Garda.  La competizione era diventata ancora più spettacolare per il pubblico e difficile per i piloti per le difficoltà che imponevano questi aeromodelli, veramente complicati da pilotare al decollo e all’ammaraggio. Ma tutto questo aveva un rovescio della medaglia, infatti i concorrenti non erano moltissimi. I luoghi per provare e collaudare i modelli abbastanza pochi, a meno di abitare nelle vicinanze di un lago o di grandi specchi d’acqua e quindi il numero dei partecipanti è via via calato. Ma tutto questo non poteva finire ed ancora oggi durante le varie manifestazioni idro R/C si possono vedere ancora alcuni “Reduci” da quelle competizioni e altre nuove realizzazioni che continuano ad affascinare  ogni qualvolta vengono posati in acqua. Il pubblico aspetta il volo di quester stupende macchine che con il loro aspetto aggressivo e filante ancora attirano l’attenzione degli addetti ai lavori e degli spettatori. E sperando di avervi interessati con queste poche note, continuiamo a coltivare il sogno dei “mitici” Schneider realizzando e facendo volare i mitici Fiat C 29, Macchi M39 ecc.

                          Ezio e Franco VIRGILI